mercoledì 24 gennaio 2018

Abbattute le mura, il piano urbanistico di Bonsignore per Torino

Come trasformare Torino e il suo rapporto con il territorio dopo l'abbattimento delle mura voluto da Napoleone Bonaparte con un editto del 1800? I Francesi decisero di affrontare la questione con un concorso pubblico di idee, a cui invitarono a partecipare architetti, professionisti semplici cittadini: tutti potevano immaginare la Torino del futuro, priva di mura e bastioni. La scorsa settimana si è visto il visionario progetto di Giacomo Pregliasco, che proponeva una città circondata da un canale d'acqua e dotata di piazze simmetriche su questo canale, in corrispondenza delle porte principali.

Il progetto che piacque alla Commissione esecutiva, fu però quello di Ferdinando Bonsignore, Ferdinando Boyer e Lorenzo Lombardi, perché più aderente anche alle necessità di contenimento della spesa di quel tempo.

Piano di Abbellimento di Torino di Fernando Bonsignore

I tre autori del piano immaginarono infatti di non demolire del tutto le fortificazioni, ma di trasformarle in una sorta di passeggiata per i torinesi. "Lo svantaggio di promenades più elevate del livello dell'abitato, appariva compensato dalla difesa in inverno dai venti del nord" sottolinea Vera Comoli Mandracci in Pianificazione urbanistica e costruzione della città in periodo napoleonico a Torino. E avevano anche un altro vantaggio: Torino non presentava un perimetro omogeneo, per cui, una volta abbattute le fortificazioni, sarebbe apparsa "con un aspetto sgradevole alla vista". Nel suo progetto Pregliasco aveva cercato di ovviare alle disomogeneità riempiendo gli spazi vuoti con aree a giardino, Bonsignore aveva preferito non abbattere completamente le fortificazione.

Se la cinta muraria non era del tutto abbattuta, a sud della città venne immaginato un lungo canale, utile per le campagne, ma, che in fondo, costituiva anche una sorta di protezione per Torino, di elemento di cesura tra la campagna e la città. Anche Bonsignore disegnò grandi piazze chiuse in corrispondenza delle porte. Per la prima volta, in un piano di Torino, si vede un'antenata di piazza Vittorio Veneto: via Po termina in una piazza rettangolare, dotata di due esedre sui lati lunghi e, ancora, di una nuova esedra, che, ormai sulla riva del fiume, introduceva al ponte, curiosamente con gradini e dunque poco pratico, per quanto monumentale. La via Nuova lascia Torino con un viale che si apre poi in una grande piazza monumentale un po' come succede a nord della Cittadella, in corrispondenza dell'attuale via Garibaldi. A raccordare i forti e il territorio, giardini e aiuole che introducono alla campagna con disegni netti e precisi. "Il progetto nella sua complessità appare attento più alla dimensione architettonica e microurbana che non a quella urbanistica; un ricco repertorio di proposte architettoniche caratterizza infatti i settori e i luoghi emergenti della città : di stile neoclassico sono le architetture cittadine, particolarmente quelle attorno alle porte sulle tre direttrici principali di accesso alla città, a sud, est ed ovest". Il piano di abbellimento non fu realizzato, ma alcune proposte di Bonsignore rimasero poi nella sua architettura successiva e le sue tendenze neoclassiche trovarono espressione nella chiesa della Gran Madre di Dio, ispirata al Pantheon e solenne chiusura dell'asse visuale di via Po.


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