Eventi    Luoghi   Made in TO   Progetti   Storie   In viaggio               Chi sono  Contatti

lunedì 25 gennaio 2016

La Fondazione Merz, nell'ex centrale termica della Lancia

Inizia oggi un viaggio tra le architetture torinesi ex industriali, riqualificate per nuove destinazioni d'uso, siano culturali, residenziali o commerciali. In questo itinerario ci accompagneranno architetti e/o committenti, che racconteranno i loro progetti e ci aiuteranno a scoprire le ragioni e le linee guida delle trasformazioni. Che sia un viaggio bello e interessante!

Fino a pochi decenni fa, lo stabilimento della Lancia era uno dei cuori pulsanti e uno dei segni di identità di Borgo San Paolo, quartiere operaio e rosso della Torino industriale. Di quell'epoca rimangono poche testimonianze architettoniche e una di queste è l'ex centrale termica della fabbrica, adesso sede della Fondazione Merz.


L'arte contemporanea è una delle chiavi che hanno permesso la rinascita degli edifici ex industriali a Torino, basti pensare anche alla Fondazione Sandretto o al Museo Ettore Fico, il Museo più giovane di Torino, in Spina 4, entrambi con sede in un edificio dal passato industriale."Il rapporto dell'arte contemporanea con le fabbriche dismesse è naturale" spiega l'architetto Mariano Boggia, a lungo assistente di Mario Merz e colui che ha seguito da vicino il progetto di riqualificazione dell'edificio per la Fondazione "già dagli anni 60 gli artisti hanno iniziato a cercare altri spazi per esprimere la propria arte e Mario Merz è stato tra i primi ad andare oltre le gallerie d'arte. Negli anni 70 è anche cambiato il rapporto con i luoghi del lavoro, è cambiata l'idea del lavoro, diventata più sociale, e l'arte ha iniziato a occuparsi anche di questa realtà, di qui il rapporto con gli spazi industriali si è fatto più stretto. Poi, quando è iniziato lo svuotamento della città industriale, Torino ha preferito demolire gli stabilimenti, piuttosto che valorizzarli: dei grandi stabilimenti della Lancia, in Borgo San Paolo, sopravvive poco o niente, a parte la centrale termica, in cui si trova la Fondazione".


L'ex centrale termica si trova a qualche decina di metri dalla fabbrica della Lancia, a cui era collegata con tubature sotterranee. Quando la Fondazione Merz lo ha affittato dal Comune, con contratto di 99 anni, l'edificio era completamente abbandonato e in stato di degrado. Riqualificato e ristrutturato, con un progetto degli architetti Giovanni Fassiano e Cesare Roluti, attualmente la sua superficie totale è di 3200 metri quadrati, dei quali 1400 occupati dall'area espositiva, a sua volta costituita da una sala grandiosa, alta 10 metri e larga 15, e da uno spazio sotterraneo, appositamente creato durante la ristrutturazione dell'edificio. Su una luminosissima balconata, affacciata sullo spazio espositivo, c'è la biblioteca della Fondazione, mentre gli uffici e gli altri spazi di servizio sono distribuiti sui due piani dell'edificio. L'arrivo della Fondazione nell'edificio è avvenuto poco prima della morte di Mario Merz, che ha visto i lavori di riqualifcazione, ma non c'era già più per l'inaugurazione della sede.


"Eravamo in cerca di uno spazio di grandi dimensioni, in grado di contenere le opere di Mario, i suoi igloo. Non poteva essere uno spazio qualunque. Quando c'è stata la possibilità di avere in affitto questo edificio, l'abbiamo considerata una grande opportunità, anche per la storia che il contenitore raccontava. Per la Fondazione è stato importante mantenere l'identità passata della struttura: abbiamo voluto conservare le stesse finestre, con gli stessi infissi, in Fondazione non abbiamo paura della luce e, caso mai, la schermiamo quando ospitiamo mostre che non la necessitano. All'esterno abbiamo voluto mantenere la scritta Lancia, perché fosse chiara la lunga storia a cui si aggiungeva la nostra. Agli architetti abbiamo chiesto soprattutto di mantenere le pareti libere, in modo che fossero adattabili alle varie mostre che si sarebbero poi succedute: tutti gli impianti passano all'interno delle mura, anche il riscaldamento è a pavimento, solo nella parte superiore della sala espositiva sono state aggiunte, a vista, le tubature per il raffrescamento dell'aria".


Il progetto di riqualificazione degli architetti Fassiano e Roluti ha puntato sulla semplicità, in modo da valorizzare l'identità industriale dell'edificio e di lasciarla però libera alle interpretazioni della Fondazione Merz. "Lavorare a un progetto così complesso dev'essere complicato per un architetto, perché deve sintetizzare il mondo disordinato di un artista, che vive delle sue idee e della loro realizzazione, con il pragmatismo di un progetto disegnato e con i limiti imposti dalla normativa" conviene Boccia, che conosce entrambi i punti di vista "Su varie cose si è cambiato idea in corso d'opera. Per esempio, lo spazio espositivo sotterraneo non era presente nella centrale termica della Lancia ed era stato progettato per noi come magazzino, poi lo abbiamo visto e ci siamo detti che poteva essere uno spazio perfetto anche per le mostre; da questa sala si ha una bella vista della vasca esterna degli ex serbatoi, quando ce ne siamo accorti, abbiamo pensato di creare un collegamento circolare, tra ingresso, sale interne e vasche; gli architetti si sono inventati i nuovi collegamenti a 15 giorni all'inaugurazione".

La Fondazione Merz occupa l'antico edificio industriale da ormai dieci anni, con un'attività culturale in continua crescita. "Ci siamo resi conto che gli spazi non sono sufficienti per tutto quello che vorremmo fare. Per esempio, ci piace invitare gli artisti perché studino una mostra per i nostri spazi e in relazione al lavoro di Mario Merz. Ma se abbiamo una personale, non possiamo esporre i lavori di Mario, per questo vogliamo che ci sia sempre una relazione tra gli artisti invitati e la poetica di Mario. E per questo periodicamente dedichiamo una mostra al lavoro di Merz".


In un Borgo San Paolo che sta perdendo le tracce del suo passato, la Fondazione, che gestisce uno spazio ex industriale, si sente responsabile, in qualche modo, della memoria? "No, questo sarebbe troppo. Siamo una Fondazione di arte contemporanea e l'arte guarda al futuro, a quello che può essere, non a quello che è stato. Ci piace che il contenitore abbia una storia e un'identità e ci piace molto custodirle e rispettarle, ma la storia che raccontiamo qui dentro guarda al futuro".


Gli articoli dedicati alle fabbriche ex industriali riconvertite:
Il progetto dell'ex INCET: spazi standardizzati per esigenze da scoprire - 29 febbraio 2016
Il progetto del BasicVillage, un villaggio aperto al quartiere - 22 febbraio 2016
Il progetto dell'ex Tobler, per un nuovo modo di abitare - 8 febbraio 2016
Il Museo Ettore Fico, nell'ex SICME: dal buio alla luce - 1 febbraio 2016


Nessun commento:

Posta un commento