lunedì 29 febbraio 2016

Il progetto dell'ex INCET: spazi standardizzati per esigenze da scoprire

Una delle più importanti riqualificazioni di complessi un tempo industriali realizzate in Barriera di Milano è quella dell'ex INCET. Nll'isolato compreso tra via Cigna, corso Vigevano, via Banfo e via Cervino, c'era un tempo l'Industria Nazionale Cavi Elettrici Torino (INCET), che aveva costruito un edificio formato da tre maniche parallele, unite agli estremi da un corpo di fabbrica dalla facciata unica. Dopo il trasferimento delle attività industriali a Livorno Ferraris (VC), il complesso di Barriera di Milano è stato abbandonato per anni e ha avuto anche la curiosa funzione di ospitare i reperti dei reati commessi a Torino.


"C'erano automobili e reperti vari accatastati, senza un ordine, tutti impolverati; non era stato alcun lavoro di manutenzione del fabbricato. Era davvero impressionante entrare nei capannoni dell'ex INCET e vedere lo stato di incuria in cui si trovava" ricorda Walter Sclavo, che ha diretto il lavoro dei cantieri per il Comune di Torino. E' stato infatti il Comune a prendere in mano la situazione e a inserire l'ex INCET nel Programma di Urban Barriera, per promuovere la rigenerazione urbana del quartiere. Il programma di riqualificazione dell'ex INCET ha destinato le varie maniche del complesso industriale a usi diversi. Nella parte più orientale c'è adesso una Caserma dei Carabinieri, aperta nel 2014 e ci sarà presto un asilo, costruito ex novo alle spalle della Caserma. Il fronte meridionale ospita al piano superiore Open Incet, uno spazio dedicato ai progetti innovativi e alla ricerca, mentre al piano inferiore ci sarà un bar ristorante, aperto sia verso la città che verso l'interno, nella grande piazza coperta.


"La piazza è uno degli elementi architettonici più interessanti dell'intero progetto" dice Sclavo "era il capannone centrale dell'INCET, il nostro progetto lo ha liberato delle coperture, lasciando solo le capriate in cemento, e abbiamo ottenuto un doppio risultato. Da una parte abbiamo dato luce e aerazione alle maniche che si affacciano sulla piazza, dall'altra abbiamo uno spazio interno per attività culturali e vero e proprio punto d'incontro. L'idea è fare di questo elemento una sorta di Cortile del Maglio: si potranno organizzare concerti, incontri, conferenze, utilizzando anche gli elementi di arredo urbano che daremo ai gestori del complesso".

Sulla piazza coperta si affacciano la manica occidentale, venduta a privati e destinata ad attività commerciali e a residenze (si parla di grandi loft al piano superiore), e la manica orientale, in cerca di un gestore per attività creative; la superficie è di circa 4mila metri quadrati. Il bando pubblico per la concessione degli spazi dell'ex INCET scadrà il 30 marzo 2016 e chiede un progetto di gestione che preveda "un insieme coerente di attività in grado di offrire servizi con un alto valore aggiunto per la collettività, non solo a scala di quartiere ma su tutto il territorio cittadino. Più il progetto di gestione sarà convincente, maggiore sarà l'abbattimento del canone di affitto previsto. Come unico vincolo, il progetto dovrà includere la gestione del bar ristorante e di uno spazio destinato alla professione del culto da parte delle confessioni religiose minoritarie presenti in città" spiegano dal sito web di Urban Barriera.


L'assenza di un vero e proprio committente finale e l'impossibilità di conoscere la destinazione d'uso finale degli spazi è stato un problema: "E' molto difficile progettare se non sai che uso si farà di quegli spazi. Che peso dovranno sopportare le solette? Dove serviranno le prese elettriche, e dunque, come gestire gli impianti? Servirà più o meno luce? Tutte domande importanti nella progettazione, ma di cui non avevamo risposta. Così abbiamo realizzato spazi molto standardizzati, che fossero poi facilmente modificabili in base alle esigenze dei loro gestori" spiega ancora Sclavo. Per la riqualificazione sono state utilizzate le tecnologie più moderne per garantire risparmio energetico e isolamento acustico. Durante la conversazione con Sclavo, dopo uno degli Open Day di febbraio, c'erano lavori in corso nella manica occidentale, che rendevano impossibile parlarsi nella piazza coperta, ma nelle sale della manica orientale, con le finestre chiuse, non arrivava alcun rumore, grazie ai moderni serramenti. Le persiane alle finestre sono veneziane orientabili, in base alle esigenze di luce degli utenti. Il riscaldamento al piano terra è a pannelli radianti; al piano superiore, essendo i pavimenti galleggianti, si sono preferiti gli impianti ad aria, che sono ben visibili e ricordano nei vari ambienti l'antico passato industriale.

La manica orientale, un tempo capannone unico, è stata divisa in tre parti con la realizzazione di due colonne di scale e ascensore, che ripartiscono i percorsi interni su due piani (su un lato c'è anche un piano ammezzato. Le sale dei piani superiori hanno anche un tetto con una magnifica serie di capriate di cemento e sono molto luminose (sul lato orientale regalano anche belle viste sulla collina e su Superga); quasi tutte le sale sono dotate di servizi indipendenti. Al centro della manica, c'è un magnifico salone a tutt'altezza, che ricorda come doveva essere stato il capannone in origine, con le sue travi di cemento per il controsoffitto, le ampie aperture luminose; il Comune ha immaginato come destinazione d'uso possibile anche concerti e spettacoli (i fari luminosi di cui è dotato rispettano la normativa dell'illuminazione per gli spettacoli) e davvero non si fatica a immaginarlo come spazio di socializzazione, tra apericene e musica.


"Tutti gli spazi possono essere immaginati per vari usi; ci possono essere studi di artisti e creativi, scuole di danza e di teatro, associazioni che organizzano corsi per la collettività. E' la forza dell'ex INCET, che è molto duttile nella composizione degli spazi, ed è stato il limite per noi progettisti, che abbiamo dovuto considerare tutte le varianti nel progetto, senza tralasciare la preziosa eredità storica dell'edificio. E' stata una sfida faticosa, ma penso che sia stata vinta perché gli utenti finali si troveranno spazi all'avanguardia per tecnologie, contiamo di ottenere la classe A o B per il risparmio energetico, e impiantistica e potranno facilmente adattarli alle loro esigenze" conclude Sclavo.

Gli articoli dedicati alle fabbriche ex industriali riconvertite:
Il progetto del BasicVillage, un villaggio aperto al quartiere - 22 febbraio 2016
Il progetto dell'ex Tobler, per un nuovo modo di abitare - 8 febbraio 2016
Il Museo Ettore Fico, nell'ex SICME: dal buio alla luce - 1 febbraio 2016
La Fondazione Merz, nell'ex centrale termica della Lancia - 25 gennaio 2016


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