giovedì 1 febbraio 2018

Solo e il mondo magico di Arturo Brachetti

È l'ultimo weekend di Solo, il nuovo spettacolo di Arturo Brachetti, al Teatro Colosseo di Torino. Non affrettatevi: è già tutto esaurito e per di più in overbooking. Ho avuto l'opportunità di vedere lo spettacolo il 31 gennaio 2018, una sorta di regalo di compleanno posticipato che mi ha dato molta allegria. Solo è un compendio del mondo di Arturo Brachetti. C'è tutto: il trasformismo che lo ha reso celebre nel mondo, le ombre cinesi di cui è maestro, l'illusionismo da cui tutto è iniziato, condito con strumenti nuovi, come i raggi laser, il videomapping, una scenografia in movimento. Vi racconto le cose che mi sono piaciute:

Solo, spettacolo di Arturo Brachetti Solo, spettacolo di Arturo Brachetti

La casa. Tutto lo spettacolo gira intorno a una casa, che ricostruisce la casa di Arturo bambino e che è la casa che ognuno di noi conserva dentro di sé, perché è quella della memoria, dell'infanzia, degli oggetti e delle persone dimenticate nel corso della vita. E infatti Brachetti apre una stanza di questa casa delle bambole, vede un oggetto e riesce a farne uno spettacolo. Da un vecchio disco di stoffa è riuscito a tirare fuori cappelli per 27 personaggi diversi 27, dai pirati ai faraoni, dai cardinali ai toreri, mentre il pubblico lo guardava strabiliato. E non so quanti personaggi della televisione, della musica, delle fiabe è riuscito a interpretare, a una velocità supersonica. Del resto lo aveva detto: 60 personaggi in 90 minuti e una sorpresa ogni 20 secondi.

Il matrimonio napoletano. A un certo punto di Solo, ci troviamo in piena vaudeville in salsa napoletana. Brachetti ricorda quel matrimonio di qualche zio e si finisce a Napoli e dintorni, anche con gli accenti di Arturo e dei suoi personaggi. Ci sono il cuoco, che passa i piatti alla cameriera, ci sono gli sposi che si affacciano per vedere se tutto funziona, si scoprono cose che non si dovrebbero e appaiono anche il prete e la madre della sposa, il tutto in un paio di minuti e tutti i personaggi interpretati da Brachetti, che cambia voci, espressioni e toni, in base ai personaggi. Si rimane ancora una volta strabiliati, non solo per la rapidità dei cambi di costume (abituatevi. Ci sono due domande ricorrenti per i 90 minuti: "Ma come fa?", "Ma veramente ha 60 anni o ci sta prendendo in giro?")

Il disegno sulla sabbia. Si chiama sand painting (non so perché in inglese), è una delle grandi novità di Solo ed è il momento più suggestivo e più magico. Arturo Brachetti in piedi in un angolo, davanti a un tavolo luminoso, mentre su un grande schermo vengono proiettate le sue mani, che disegnano sulla sabbia e la usano per i chiaroscuri, per le sfumature, per le espressioni dei volti: disegna paesaggi, se stesso, volti, nel silenzio del pubblico che lo guarda rapito e affascinato, come se stesse vivendo un momento di magia. E lo è, per me lo è stato addirittura più dei momenti di illusionismo che il torinese regala con un sorriso.

Solo, spettacolo di Arturo Brachetti Solo, spettacolo di Arturo Brachetti

La lotta con i laser. Oltre alla casa, c'è un altro filo conduttore nello spettacolo: l'ombra di Brachetti. Tanto lui è fantasioso e vuole volare, tanto la sua ombra è razionale e con i piedi a terra. Di tanto in tanto, durante i 90 minuti, gli lascia messaggi che sembrano un tantino deliranti, ma invitano il trasformista a maturare, a crescere, ad accettare la sua età. Il 'battibecco' tra i due va avanti per tutto lo spettacolo, fino allo 'scontro' finale, a colpi di laser, in una coreografia che esalta le doti di mimi di Brachetti e di Kevin Michael Moore, sua bravissima spalla. Arte antica e strumenti contemporanei che convivono e mostrano il mondo di un artista curioso, brillante, che davvero non si fa fermare dal tempo che passa e continua a guardare il mondo con la curiosità di chi non si stanca mai di imparare. Come finisce lo scontro? Nell'unico modo possibile, ovviamente!

Il mondo di Brachetti In poche settimane ho incontrato il mondo di Arturo Brachetti per tre volte, assistendo a tre spettacoli: Gran Varietà, che ha aperto Le Musichall, il teatro delle varietà di cui è direttore artistico, L'illusionista di Luca Bono, il giovane mago che ha lavorato spesso con lui (Brachetti è anche regista di questo one man show), e adesso Solo. C'è un fil rouge comune, che potrebbe definire la poetica di Arturo, al di là della passione per il travestimento e per la velocità: la commistione delle arti e il rifiuto di farsi definire da una sola; la fantasia che non ha confini, non si fa fermare e raggiunge le vette della meraviglia del pubblico, che è poi il suo scopo finale; l'illusionismo non solo per la meraviglia del come fa?, ma anche per il fascino delle suggestioni e un certo romanticismo che induce nello spettatore (il ballo di Brachetti con un vestito di donna, il gioco con la luna di Bono, la danza con le note di Filiberto Selvi). Dopo aver visto Solo, è più chiara l'idea di teatro promossa da Le Musichall ed è evidente l'enorme influenza che questa visione esercita nei giovani artisti cresciuti intorno a Brachetti. In tutto c'è la magia, la capacità di affascinare e di meravigliare, di risvegliare l'incanto dello spettatore. Quando qualcuno dice che non crede alle fate, una fata muore, dice Arturo Brachetti citando l'amato Peter Pan, in un momento dello spettacolo. Si esce dal Teatro Colosseo credendo alle fate, ve lo assicuro.

Le foto sono di Paolo Ranzani.


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