martedì 25 settembre 2018

Quando intorno al grattacielo della Lancia c'erano le fabbriche

Borgo San Paolo è uno degli storici quartieri operai torinesi. Come tanti borghi inglobati dalla città nel XIX secolo, nacque intorno a una chiesa intorno al XVII secolo, con carattere prevalentemente rurale (nella stessa zona c'era la grande cascina Olivero, di proprietà dei conti Olivero). Ma a dargli un destino e una vocazione fu la rivoluzione industriale e il grande sviluppo dell'industria automobilistica nella Torino di fine Ottocento e inizio Novecento. Qui si stabilirono numerose fabbriche: prime la SPA, la Lancia, la Chiribiri e, più tardi, l'Ansaldo, la Pinninfarina, la Materferro, che diedero al quartiere la sua spiccata impronta operaia. Un'identità che lo ha accompagnato per decenni e che lo ha visto in prima fila nella resistenza al fascismo e nell'affermazione del PCI: curiosamente arrivavano da Borgo San Paolo alcuni dei più importanti dirigenti del Partito Comunista, come Giancarlo Pajetta, Carlo Negarville, che fu uno dei primi sindaci del dopoguerra, qui passarono Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, che poi sposò Rita Montagnana, appartenente alla grande famiglia di operai e partigiani, di cui Mario, politico e giornalista, fu l'esponente più famoso.

Borgo San Paolo Borgo San Paolo

A sottolineare l'identità propria di Borgo San Paolo, anche la sua forma urbana: non la classica scacchiera torinese, tipica delle città di origine romana, ma una sorta di struttura a stella, con al centro la chiesa di San Bernardino, ancora oggi tipica del quartiere. Fateci caso, in Borgo San Paolo tutte le piazze principali, da piazza Sabotino a piazza Robiland, fino a piazza Marmolada, sono come delle stelle che distribuiscono le vie e i percorsi, come le grandi etoiles parigine care a Haussmann, anche se non penso che gli urbanisti che nel primo Novecento tentarono di mettere ordine nelle vie del Borgo pensassero alla capitale francese.

Borgo San Paolo è nato intorno alle sue fabbriche e ben presto il suo destino fu legato alla sua marca più importante, la Lancia, che qui ebbe i suoi stabilimenti e la sua sede e che fu la prima a voler identificare la propria grandezza con un grattacielo che rendesse visibile la sua forza, nel cielo di Torino. Intorno al grattacielo della Lancia, gli stabilimenti e la vita degli operai e dei dipendenti. Poi, con il declino della famiglia, il marchio fu acquistato dalla Fiat e, con la crisi dell'industria automobilistica e le varie risistemazioni all'interno dell'universo Fiat, iniziarono le dismissioni. Guardate una foto d'epoca, anche solo degli anni 50 e 60, e passate oggi in via Monginevro, o nei dintorni del grattacielo della Lancia. Niente ricorda più quel passato: gli edifici industriali sono stati abbattuti per lasciare spazio a nuovi edifici residenziali, in un'operazione immobiliare che la grande crisi del 2008 fatica a far concludere. Sopravvivono, abbandonate, alcune maniche dell'antica fabbrica per il loro fascino architettonico e chissà se avranno finalmente una destinazione. In via Limone 24, nell'antica centrale termica della Lancia, c'è la Fondazione Merz, che ha voluto conservare l'originale struttura industriale dell'edificio e la memoria del suo passato in facciata, lasciando la scritta Lancia in evidenza. Ma non rimane altro.

Il tempo passa, gli edifici si sovrappongono senza lasciare memoria di sé: tocca a noi non dimenticare il passato e le sue storie.


2 commenti:

  1. Ciao Laura,si sa che fine farà la parte ancora abbandonata di fronte alla fondazione merz,tra via limone e via Montenegro?

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    1. No, al momento non si sa granché, sembra un po' tutto in alto mare, da quelle parti, causa crisi economica e conseguente crisi del mercato immobiliare. Speriamo che vengano recuperate, perché sono belle architetture e potrebbero essere anche complementari alla Fondazione Merz

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